Bioenergetica Perugia

Il Seggiolino del bambino ? Un amico !

Uno dei compiti più difficili che un genitore si trova ad affrontare è la gestione dei “capricci” del proprio bambino. Mai perdere la calma.

Esistono delle situazioni che possiamo definire “problematiche” in cui i bambini si perdono in crisi di rabbia o di pianto talmente esasperate da far sentire il genitore come una pedina impotente in balia dello stato d’animo del figlio.

Può capitare allora di farsi prendere dal panico, da una fastidiosa agitazione oppure di innervosirsi e perdere la calma.

Alcuni bambini quando vengono messi nel seggiolino dell’auto manifestano crisi di rabbia e pianto inconsolabili che mettono il genitore a dura prova.

I motivi di questa reazione possono essere molteplici: forse il bambino ha bisogno di contatto fisico o oculare con il genitore, desidera che l’attenzione del genitore sia totalmente concentrata su di lui, oppure in quella posizione non si sente comodo o libero di muoversi come vorrebbe.

Piccole frustrazioni che il bambino incontra e che con l’aiuto del genitore deve imparare a tollerare.

Le intense reazioni emotive del bambino piccolo sono dunque finalizzate ad esprimere un disagio e non a mettere in atto una lotta di potere con il genitore.

L’intensità della crisi indica semplicemente che la parte del cervello che gestisce la regolazione delle emozioni non è ancora ben sviluppata, come non lo è tutta quella parte che si occupa della comprensione logica e razionale delle cose.

In questi momenti non ha senso parlargli delle conseguenze di certi comportamenti o di quanto la regola del seggiolino sia appropriata.

Il genitore per poter aiutare il bambino a calmarsi deve potersi dare la possibilità di rientrare egli stesso in uno stato di calma.

Poi tenendo bene a mente il senso protettivo della regola deve rimanere fermo sul rispetto della stessa e provare ad entrare in sintonia con il bambino riconoscendo che quel pianto inconsolabile è ancora l’unico modo di cui il bambino dispone per esprimere il suo disagio.

Diventa così possibile calarsi in una posizione di ascolto e di accoglienza, parlare con un tono di voce rassicurante, proporre un giochino, fare una carezza consolatoria e piano piano il bambino non si sentirà più solo nel bel mezzo di una tempesta emotiva.

/* ]]> */